Pra’, il ponte ciclo-pedonale alla foce del rio San Pietro ora porta il nome di don Giorgio Parodi

Alla cerimonia sul canale di calma, con la benedizione di monsignor Marco Doldi, presenti le assessore Cristina Lodi e Rita Bruzzone e il presidente del Municipio VII Ponente Matteo Frulio: la comunità ricorda il parroco di San Rocco, scomparso nel 2013, legato al sociale, alla tutela della Fascia di Rispetto e al “Mortaio d’oro”

A Pra’ la toponomastica diventa memoria viva e restituisce un pezzo di identità collettiva a un luogo di passaggio quotidiano. Ora il ponte ciclo-pedonale alla foce del rio San Pietro, affacciato sul canale di calma, è intitolato a don Giorgio Parodi, storico parroco della chiesa di San Rocco, scomparso nel 2013 e rimasto nel ricordo della delegazione come una figura capace di unire impegno sociale, presenza sul territorio e una visione che ha segnato, per anni, la vita del quartiere e del Ponente.

L’intitolazione è stata ufficializzata ieri pomeriggio proprio in uno dei punti più simbolici della Pra’ contemporanea, dove mare, passeggiata e Fascia di Rispetto si incontrano e dove la comunità si riconosce. Alla cerimonia hanno partecipato l’assessora al Welfare Cristina Lodi e l’assessora all’Istruzione, Formazione e Pari opportunità Rita Bruzzone, insieme al presidente del Municipio VII Ponente Matteo Frulio. A suggellare il momento, la benedizione di monsignor Marco Doldi, vicario generale dell’Arcidiocesi di Genova, in un passaggio che ha dato al gesto pubblico anche una cornice di raccoglimento e riconoscimento spirituale, coerente con la storia del sacerdote a cui il ponte è dedicato.
Per i praini, don Giorgio Parodi non è stato un parroco “di funzione”, ma una presenza quotidiana, un prete vissuto tra la gente e per la gente, capace di attraversare le esigenze concrete del territorio senza separarle dalla dimensione della cura. Il racconto che accompagna l’intitolazione ripercorre alcune delle tracce più forti lasciate dal sacerdote: l’impegno sociale sul fronte dell’accoglienza e dell’aiuto alle fragilità, ma anche la capacità di costruire iniziative identitarie e popolari, come il concorso “Mortaio d’oro”, che gli valse il soprannome di «prete del basilico» e che per molti ha rappresentato un modo semplice e immediato di valorizzare il legame tra tradizione, comunità e territorio.
Accanto alla dimensione “civile” e culturale, c’è poi quella che viene definita la forma più alta della pietas cristiana: la creazione di una casa di accoglienza per ragazze madri, avviata insieme alle suore di madre Teresa di Calcutta, un’esperienza che, nel ricordo di chi lo ha conosciuto, racconta un modo di intendere la parrocchia non come recinto, ma come porta aperta. E nel profilo di don Giorgio Parodi torna anche la sua attenzione ai temi ambientali, con battaglie portate avanti insieme alla cittadinanza per la tutela dell’ambiente e per la valorizzazione della Fascia di Rispetto, uno spazio che negli anni è diventato sempre più centrale nella vita di Pra’ e nella percezione stessa del quartiere.
La storia del sacerdote intreccia anche altri capitoli della memoria genovese: la vicinanza a don Andrea Gallo, che lo volle accanto all’inaugurazione del PalaCep, e quell’episodio rimasto emblematico per la comunità, quando l’ipotesi di un trasferimento di parrocchia da parte della Curia provocò una sollevazione popolare, segno di un legame profondo tra don Giorgio Parodi e la sua gente. Un affetto che oggi trova una forma stabile e visibile nel nome assegnato a un ponte pensato per unire percorsi, persone e spazi.
Intitolare un’infrastruttura ciclo-pedonale a una figura come don Giorgio Parodi significa far scorrere la memoria dentro la quotidianità, senza relegarla alle commemorazioni. Ogni passaggio su quel ponte, da oggi, porterà con sé un richiamo semplice ma potente: l’idea che una comunità si costruisce anche riconoscendo chi l’ha servita, difesa e accompagnata, lasciando segni che non sono soltanto spirituali, ma anche sociali, civili e, in fondo, profondamente praini.
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